Post Scriptum

Everybody needs somebody to tumblr
[appunti per il mio quadernino]
Nov 18
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I quotidiani il Giornale e Libero , l’uno della famiglia Berlusconi e l’altro comunque filogover­nativo, danno notizia dei compensi del­le star: scandalizzati, ma senza precisar­ne bene il ritorno economico né l’effetti­vo costo aziendale in paragone, per esempio, alla remunerazione della pro­pria direzione o delle star del Biscione. Il Fatto, quotidiano antigovernativo, si indigna per la paga del capo delle Ferrovie quando questa è una frazione di quella di Fazio ed è di poco superiore a quella di Santoro, sulle quali nulla eccepisce benché condurre una trasmissio­ne tv sia chiaramente meno impegnati­vo e rilevante.
Nov 17
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La stessa riflessione sulle primarie, come la discussione sul nostro radicamento territoriale, credo debbano fare i conti con questo tema specifico. E cioè quanto del disegno più egemonico di questi anni è penetrato dentro di noi. Ha condizionato le nostre parole. Il modo di costruire il partito. Le modalità con le quali abbiamo selezionato le nostre classi dirigenti. Insomma in che misura quella semplificazione di linguaggio, di procedure ha rallentato un’opera di rinnovamento della nostra cultura organizzativa, della nostra cultura politica e della nostra identità.
Nov 15
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Il New York Times si è accorto che alcuni discorsi di deputati (democratici e repubblicani) sulla riforma sanitaria suonavano straordinariamente simili. E in effetti erano stati scritti tutti dallo stesso lobbista.
Nov 14
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All’autogrill, quando vado alla cassa per pagare, mi chiedono sempre se voglio un biglietto della lotteria. Io gli rispondo sempre di no, gli dico che non ci so giocare. Poi loro mi guardano un po’ strani, come se stessero parlando a un pazzo.
Jul 20
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La lista costituita dalla Serracchiani insieme a David Sassoli, Rita Borsellino e Francesca Barracciu—«Semplicemente democratici»— ha ottenuto 500 adesioni via mail e 300 via Facebook.
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Infine, dietro l’idea delle primarie per il segretario si avverte la presenza di una cultura che vorrebbe fare dei partiti dei corpi deboli, diretti dall’esterno attraverso i mezzi di comunicazione e le linee guida stabilite dalle agenzie di stampa. Si instaura così un cortocircuito plebiscitario tra il segretario eletto ed il corpo elettorale saltando tutta quella complessa realtà di corpi intermedi (militanti volontari, funzionari, dirigenti locali) che dovrebbero essere la spina dorsale di un partito nel territorio e, invece di essere valorizzati, sembrano destinati alla demotivazione e all’irrilevanza.
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In fondo, Grillo ha persino ragione, quando ironizza sulla risposta da legulei che il partito democratico ha dato alla sua richiesta di tesseramento. Per due ragioni, una seria e l’altra meno seria. Quella meno seria ricorda una regola non scritta della comunicazione, la quale dice: se il tuo interlocutore se ne esce con una battuta, un proverbio, una metafora, per essere efficace la tua risposta deve essere un’altra battuta, un altro proverbio, un’altra metafora. Non c’è bisogno di dire dunque come andrebbe risposto all’inventore del Vaffa day.
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Patty Pravo Sanremo 1997 - E dimmi che non vuoi morire (ogni allusione a recenti e recentissimi ecc. ecc.)

Jul 19
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Di qui la retorica sulla superiorità della società civile, la critica della democrazia mediata (cioè del parlamentarismo) e il mito di quella “immediata”, la contrapposizione tra il leader e gli “apparati”, l’esaltazione acritica del “nuovo”. E di qui la sempre minore considerazione che sono venute assumendo nel discorso pubblico virtù tipiche del professionismo politico quali la responsabilità nei confronti delle conseguenze delle proprie azioni, il rigore, lo studio, la serietà, il senso della misura, la capacità di valutare obiettivamente la “realtà effettuale” ed i rapporti di forza. Virtù sempre più sostituite da quella “vanità” che Max Weber considerava tipica del demagogo e della sua attitudine a comportarsi come un “attore” che si preoccupa innanzitutto delle impressioni suscitate dalle sue prese di posizione e della “fascinosa parvenza del potere”.
Jul 13
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E’ chiaro che il modello a cui ero abituato io costituiva un filtro: se volevi entrare in un direttivo dovevi fare una bella fatica e non era scontato che alla fine ci riuscissi. Nel loro piccolo, i dirigenti della sezione erano un apparato, e in quanto tale selezionavano. A volte potevano sbagliare, o essere influenzati dal loro punto di vista. Però quel meccanismo garantiva il mantenimento di quel senso di comunità di cui scrivevo all’inizio. E, pur con tutti i suoi limiti, anche un certo controllo sociale su chi veniva promosso a ruoli di direzione locale. Naturalmente questo non avrebbe consentito di scoprire la doppia vita di uno stupratore seriale. Si tratta di un fatto eccezionale e speriamo irripetibile. Ma il venir meno di quella funzione di selezione della classe dirigente che è uno dei doveri principali di un partito è proprio una delle ragioni più drammatiche della nostra crisi. Il problema non è che i circoli siano in mano alle correnti, come dice Ignazio Marino, ma che i nostri circoli sono stati messi nelle condizioni di non poter più svolgere quella funzione.