Everybody needs somebody to tumblr
[appunti per il mio quadernino]
Jul 02
Uno striscione ha accolto Veltroni: “Bentornato Walter”. In sala vi sono alcuni dei volti nuovi portati in politica da lui, come Massimo Calearo, Achille Serra e Marianna Madia…
Ma poi: che razza di domande! Come si cambiano i dirigenti, se non si cambiano i programmi? E come si cambiano i programmi, se non si cambiano i dirigenti? E se allora uno vuol cambiare programmi e dirigenti, non fa prima ad andare in un altro partito, o a fondarne uno ex novo? Ma non è che perciò uno non voglia cambiare nulla. Tutt’altro. Se però la domanda non ha una risposta, forse è sbagliata la domanda. E’ sbagliato attardarsi sulla domanda. E finché rimane in piedi la domanda, nessun cambiamento parrà mai abbastanza. Allora: vuoi cambiare? Comincia col cambiare le domande, e vedrai che appresso se ne verrà tutto il cambiamento che vuoi
Però forse la cosa suona troppo di sinistra, si potrebbe obiettare. Ma almeno suona, si dovrebbe allora rispondere. Ed è molto dubbio che rinunciando ad essere qualsiasi cosa si riesca davvero a parlare al “paese profondo”; piuttosto, si rinuncia a parlare punto e basta. Né vi è motivo per ritenere che i cattolici e i moderati non possano vedere il loro interesse in una visione che non si affida solo alle ragioni dell’economia e del successo individuale. Basta il richiamo di ieri dei vescovi alle tutele per i lavoratori a dimostrare il contrario. Qui c’è indubbiamente un lavoro di più lunga lena, di scomposizione dei quadri ideologici nei quali è contenuta oggi una consistente parte del voto moderato. Ma una sinistra che rinunci a sostenere che né Dio né il mercato né nessun altro ha stabilito, men che meno dimostrato, che è razionale solo ciò che è mosso dall’egoismo individuale (o peggio che ciò che tutto muove è solo l’egoismo individuale) semplicemente non è una sinistra, e quel lavoro non potrà neppure avviarlo.
Però vi chiederei chi, con quali argomenti e su quali criteri debba fissare il discrimine tra ciò che è cultura e ciò che non lo è. Soprattutto dopo che la precedente amministrazione con la sua politica culturale ha annullato la differenza tra cultura e intrattenimento, sollevando l’intrattenimento a cultura e abbassando la cultura a intrattenimento. Ecco, all’epoca vi faceste problemi? E oggi, dunque, sostenete seriamente che un concerto di Gianna Nannini sia un evento culturale e una finale di calcio no? Oppure che Valentino sia Cultura con la c maiuscola e il calcio no? E con quali argomenti, di grazia? Se siamo arrivati a ritenere che un concerto di Simon and Garfunkel sia un evento degno e una finale di Champion’s League invece no; che Valentino sia cultura e il calcio no, allora mi sa che abbiamo perso non solo il polso del paese, ma anche qualsiasi contratto con la realtà; e il fatto che perdiamo le elezioni a questo punto non mi stupisce più. Mi consola.
Le reazioni di Di Pietro sono stupefacenti: raccolse le firme pensando di darci fastidio. Ora predica di votare contro il referendum perché pensa di darci fastidio: l’obiettivo principale è sempre quello di darci fastidio.
Ed è la voce grossa e il parlar brusco di Di Pietro ad attirare studiosi di grande levatura. In fondo, di Di Pietro e della sua opposizione muscolare si potrebbe dire quel che una volta dicevano le mamme ai loro figli: è tutta salute, e si capisce che certe gracilità intellettuali provino una segreta ammirazione per chi mangia sano, vive all’aria aperta, e non si perde dietro la fatica di troppi pensieri.
Siamo quindi di fronte ad un vero e proprio mito, alimentato artificiosamente (non solo in Italia ma in tutt’Europa) da gran parte dei media, e sul quale si innestano l’allarmismo e la retorica del centrodestra. Un mito che favorisce la diffusione nell’opinione pubblica di una visione impropria dell’immigrazione irregolare delle sue rotte, e che è strettamente collegato a un atteggiamento asimmetrico dell’Europa verso i suoi due principali confini. Il poderoso investimento economico e politico che in questi anni ha portato ad erigere un vero e proprio “muro” nei confronti del continente africano (che si è tradotto anche nel drammatico aumento del numero dei morti nel canale di Sicilia: dai 200 nel 2004 ai 642 nel 2008, fino ai 339 nei primi 4 mesi del 2009) è infatti innanzitutto il riflesso della scelta europea di privilegiare la direttrice orientale rispetto a quella mediterranea.